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Lo scanner legge i pensieri... e non deve far paura

La ricerca e la pratica della medicina, anche se ne parliamo troppo poco, negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante. In un tempo relativamente breve, ad esempio, ci siamo liberati di una pandemia e oggi viviamo molto di più, non rispetto al tempo dei romani, quando alla vecchiaia arrivavano in pochi, ma pochi decenni fa (non è un’idea di noi dannati ottimisti di XNews, lo dice l’ISTAT). La medicina oggi per crescere ancora punta a trasformare i miracoli in realtà, ad esempio stanno provando a trasformare pensieri silenziosi in parole che tutti possono sentire. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato folle solo immaginare tutto questo, mentre oggi è realtà. O quasi. Nature Neuroscience, una testata medica decisamente autorevole, pochi giorni fa ha pubblicato una ricerca che annuncia il successo della creazione di un decodificatore in grado di tradurre l'attività cerebrale in un flusso continuo di linguaggio comprensibile. In altre parole, chiunque è in grado di leggere e quindi capire i pensieri di chi non sta parlando. Ovviamente la prima applicazione pratica di questa nuovo decoder potrebbe essere quella di ridare parola a chi ha subito ictus o paresi alle zone del cervello connesse al linguaggio. I partecipanti all'esperimento si sono prima sdraiati in uno scanner e poi hanno ascoltato podcast narrativi per 16 ore. In questo periodo la loro attività cerebrale è stata registrata tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI). Il decodificatore è stato poi addestrato a far corrispondere le risposte cerebrali al significato della narrazione, con l'aiuto del modello linguistico che noi profani potremmo ritenere simile a quello di ChatGPT... ovviamente sbagliando di grosso, perché i chatbot mica leggono nel pensiero. Per ora. Il cervello dei partecipanti è stato scansionato mentre immaginavano (in silenzio) di raccontare cinque storie di un minuto. Basandosi solo sulla loro attività cerebrale, il decodificatore è stato in grado di convertire le storie in testo, cogliendo a volte frasi esatte. È stato anche in grado di descrivere il contenuto dei video muti che i partecipanti hanno guardato nello scanner, sempre sulla base dell'attività cerebrale. Secondo gli scienziati, il processo funziona, dà "notevole accuratezza”. Ovviamente si tratta di una tecnologia ancora sperimentale, la cui applicazione pratica è ancora lontana. Uno dei problemi della scansione fMRI è che le misurazioni dei segnali cerebrali hanno un ritardo di circa dieci secondi. E’ difficile districarsi tra le specifiche. L'intelligenza artificiale ha permesso ai ricercatori di aggirare questo problema generando "sequenze di parole probabili" e facendo corrispondere la migliore alle risposte cerebrali registrate, invece di cercare di analizzare ogni singola parola. Tuttavia è giusto definire questi esperimenti un successo assoluto: se il decodificatore capisce "Non ha ancora iniziato a imparare a guidare” quando un partecipante silenzioso pensa “Non ho ancora la patente”, siamo ai dettagli. La sostanza passa. Se una persona pensa: “mi sono alzato dal materasso gonfiabile e ho premuto il viso contro il vetro della finestra della camera da letto aspettandomi di vedere degli occhi che mi fissavano... e invece ho trovato solo il buio” ed il decoder traduce: “ho continuato ad avvicinarmi alla finestra e ad aprire il vetro, mi sono alzato sulle punte dei piedi e ho sbirciato fuori, non ho visto nulla e ho guardato di nuovo in alto, ma non ho visto nulla”... è più o meno come parlare tra esseri umani. Purtroppo non ci si capisce sempre. Come dicono i veri esperti, la comunicazione tra persone, o tramite i media, procede da sempre per errori. Se una macchina può servire ad aiutare a comunicare chi oggi per mille problemi non è mai riuscito o non riesce più a parlare, si tratta di un passo avanti da celebrare con gioia. Anche perché le applicazioni pratiche possono cambiare davvero la vita a chi oggi non può comunicare, molto più dei veicoli a guida autonoma. Di questi ultimi, tra l’altro, si parla sempre meno, non perché siano impossibili da realizzare ma perché immetterli in un traffico cittadino in cui guidiamo anche noi umani, così imperfetti e imprevedibili, è molto complicato. Il problema è un altro. Questa nuova tecnologia medica, che probabilmente donerà di nuovo la parola a chi non c’è l’ha ed è quasi magia, a troppi sembra pericolosa. Non lo è. Non sta ‘rubando il lavoro’ a nessuno e non impone pensieri. Semplicemente aiuta.


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