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QUANTO COSTA REALIZZARE IL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA


Questo esercizio ha non solo l’obiettivo di verificare in linea di massima la fattibilità economica e politica di tali misure, ma soprattutto quello di capire i diversi livelli di priorità che sono attribuiti dalle forze politiche a differenti aree di interesse


Occorre precisare però che la vaghezza di alcune proposte pone dei forti limiti alla capacità di stima. Ciononostante, parlare anche di costi, seppur formulati su ipotesi, è un esercizio che riteniamo essenziale al dibattito democratico.


Il programma elettorale della coalizione di centrodestra


A questa tornata elettorale il centrodestra si presenta unito con un programma comune che si sviluppa su quindici temi. Questo documento è l’unico ufficialmente depositato al Ministero dell’Interno. Gli stessi partiti che lo hanno scritto lo definiscono un accordo quadro e, infatti, sono poche le  proposte abbastanza specifiche da essere analizzabili da un punto di vista dei costi. È forse il programma più difficile da stimare della serie. Per ovviare alla vaghezza del programma comune di sole 17 pagine, possiamo guardare a quello pubblicato sui siti internet dai singoli partiti, cioè Forza Italia (36 pagine), Fratelli d’Italia (40 pagine), Lega (202 pagine) e Noi Moderati (34 pagine).


Come rilevato dall’Osservatorio Conti Pubblici i programmi generale e delle singole forze politiche  non indicano le coperture finanziarie necessarie per far fronte ad un aumento di spesa fra i 111 e i 165 miliardi di euro annui, come è desumibile dalle proposte di Lega e Fratelli d’Italia. Dichiarano che verranno utilizzati tutti i fondi del Pnrr, ma viene anche detto che, per “mutate condizioni, necessità e priorità”, verrà cambiato senza però scendere nei dettagli del come. Non si può quindi stimare quanti fondi del Pnrr potranno essere usati a copertura del programma.


Giovani


Tra i progetti per sostenere i giovani, anche il centrodestra propone di rafforzare i meccanismi di decontribuzione under 35. In particolare, il programma della Lega vuole ridurre l’imponibile per i giovani lavoratori che vengono assunti e rendere strutturale l’esonero contributivo per i datori di lavoro che assumono giovani di età inferiore a 35 anni (negli ultimi due anni sono stati stanziati a questo fine un miliardo di euro per anno). La Lega non specifica di quanto voglia ridurre l’imponibile per i giovani lavoratori; in un nostro report, abbiamo stimato come azzerare i contributi previdenziali per tutti i lavoratori dipendenti con meno di 30 anni – sia quelli a carico del lavoratore che quelli a carico del datore di lavoro – costerebbe quasi 15 miliardi di euro.


Inoltre, il centrodestra dichiara di voler favorire il ricambio generazionale e l’accesso dei giovani al mondo del lavoro modificando il sistema pensionistico e aumentando la flessibilità in uscita del mondo del lavoro. In particolare, la Lega vuole introdurre Quota 41, grazie alla quale i lavoratori raggiungono il diritto alla pensione anticipata di anzianità con 41 anni di contributi. Una misura però molto costosa; come stimato dall’Inps assumendo che il 100% dei beneficiari aderisca effettivamente a Quota 41, il costo di questa riforma sarebbe di 5 miliardi nel primo anno e di più di 9 nel decimo anno dall’entrata in vigore. Inoltre, non è affatto dimostrato che ci sia una efficace sostituzione dei neo pensionati con nuovi giovani lavoratori. Sempre sul lato delle pensioni, la Lega propone anche di introdurre una pensione di garanzia di 1000 euro per giovani lavoratori con carriere interamente nel regime contributivo.


Una certa attenzione è data al ruolo dello sport per i giovani: si propone infatti di migliorare l’edilizia sportiva (anche nei piccoli centri) e di introdurre delle borse di studio per meriti sportivi. Inoltre, il centrodestra si pone l’obbiettivo di potenziare gli strumenti di finanziamento per esperienze formative e lavorative all’estero per giovani diplomati e laureati, ma finalizzate al reimpiego sul territorio nazionale delle competenze acquisite, e di rafforzare il sistema dei prestiti d’onore.



Fisco


La proposta che forse potremmo definire cavallo di battaglia del centrodestra è la flat tax. Nel programma comune si fa riferimento a una estensione del regime forfettario alle partite Iva con fatturato inferiore ai 100 mila euro. Il costo di questa misura è stimato dall’Osservatorio Conti Pubblici in 1 miliardo di euro all’anno.  Nel programma condiviso si fa inoltre riferimento a un ampliamento della flat tax a famiglie e imprese. La proposta è meglio articolata da Lega e Forza Italia e nonostante le differenze implementative il costo economico stimato è simile. Baldini e Rizzo hanno stimato i potenziali costi di un’estensione alle famiglie (in sostituzione dell’attuale Irpef). La proposta della Lega porterebbe a una diminuzione del gettito di 58 miliardi. A sostegno della proposta viene spesso citato il recupero dell’evasione fiscale, fatto che resta da provare. Un recupero totale dell’evasione Irpef porterebbe comunque a un gettito ridotto di 20 miliardi. A queste cifre bisogna aggiungere, secondo l’Osservatorio Conti Pubblici, un costo annuale a regime fra i 37,4 e i 43,5 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale di 10 punti percentuali in 10 anni. Questa è una proposta della Lega e non è chiaro se è aggiuntiva o sostitutiva rispetto alla flat tax.


Energia e ambiente



Fra i quindici punti del programma del centrodestra, uno è dedicato all’energia e uno all’ambiente.  Soprattutto qui, non ci sono proposte abbastanza specifiche da poter essere stimabili. Il programma punta ad una “transizione energetica sostenibile” e al raggiungimento dell’autosufficienza energetica attraverso un aumento della produzione dell’energia rinnovabile e la diversificazione degli approvvigionamenti energetici ed il pieno utilizzo delle risorse nazionali, anche attraverso la nuova realizzazione di pozzi di gas naturale. Inoltre, si sostengono le politiche di price-cap a livello europeo e si apre al ricorso del nucleare.


A proposito dell’ambiente, si mira invece alla definizione e attuazione di un piano strategico nazionale di economia circolare che dovrebbe ridurre il consumo delle risorse naturali, aumentare il livello qualitativo e quantitativo del riciclo dei rifiuti, ridurre i conferimenti in discarica, trasformare il rifiuto in energia rinnovabile.  A questo si affianca la volontà di creare dei piani straordinari per la tutela e la salvaguardia delle acque marittime ed interne e sostenere la resilienza delle aree a rischio dissesto idrogeologico.


Welfare


A proposito delle politiche per la famiglia, il centrodestra vuole allineare la spesa pubblica italiana alla media europea per l’infanzia e la famiglia. Attualmente, la spesa attuale è circa l’1,4% del Pil (circa 433 euro pro capite), mentre la media europea è pari al 2,3% del Pil (circa 705 euro pro capite). Per raggiungere l’allineamento con la media europea, dunque, si dovrebbero spendere circa 41,8 miliardi, aumentando lo stanziamento attuale di circa 16 miliardi.


Inoltre, viene proposta una generica riduzione dell’aliquota IVA sui beni della prima infanzia, senza specificare di quale entità. Inoltre, Fratelli di Italia propone di aumentare l’assegno unico universale. Questa misura è un sostegno economico alle famiglie attribuito per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili; l’importo spettante varia in base alla condizione economica del nucleo familiare sulla base dell’Isee ma viene garantito in misura minima a tutte le famiglie con figli a carico. La proposta di FdI consiste nel dare fino a 300 euro al mese per il primo anno di vita di ogni figlio e fino a 260 euro dal secondo anno di vita fino ai 18 anni. Non sono tuttavia specificate le soglie Isee di questa riforma, rendendo impossibile fare una stima della spesa.


Infine, il programma del centrodestra vuole sostituire l’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro, ma senza presentare alcuna proposta pratica.


Istruzione e sanità


Per quanto riguarda la scuola la proposta è quella di eliminare il precariato del personale docente e di investire in formazione e aggiornamento. Si propone anche di ammodernare, mettere in sicurezza e realizzare nuovi edifici scolastici. Secondo la Fondazione Agnelli il rinnovamento di tutti gli edifici scolastici richiederebbe circa 200 miliardi di euro, da dividersi su più anni. A queste risorse andrebbero aggiunte quelle richieste per la realizzazione di residenza universitarie. Si propone anche di introdurre il buono scuola per “aumentare la libertà educativa delle famiglie”. Intendiamo quindi si voglia estendere a tutta Italia l’esperienza lombarda della dote scuola: quale sia il costo dipende da criteri di accesso e entità del sostegno. Per fornire un’idea dei costi, nel 2021/22 Regione Lombardia ha decretato il sostegno a 24.884 studenti per un totale di circa 24 milioni di euro.


Per quanto riguarda la ricerca si propone un allineamento ai parametri europei degli investimenti. Non viene specificato se si intende investimenti pubblici oppure investimenti delle aziende in ricerca e sviluppo e quali siano i parametri di riferimento. Forniamo un dato sulle spese pubbliche comparando Italia e Francia: il Pil francese è 1,38 volte quello italiano, ma la Francia nel 2019 ha speso 16 miliardi e 750 milioni di risorse pubbliche in ricerca, mentre l’Italia solo 8 miliardi e 488 milioni (dati Ocse). Perché il rapporto spesa pubblica in ricerca su Pil sia lo stesso, all’Italia è richiesto un aumento di circa 3 miliardi e mezzo della spesa medesima.


Per quanto riguarda la sanità, infine, si propone di sviluppare la sanità di prossimità e la medicina territoriale. Inoltre si propone di estendere le esenzioni da ticket.



 

FONTE: FANPAGE

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