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Lo stile di Arrigo, al lavoro dal 1932


"Sono l’unico uomo al mondo che si chiama come un bar, non viceversa", ha dichiarato con ironia Arrigo Cipriani riferendosi ovviamente ad Harry's Bar, il locale che fondò suo padre Giuseppe nel 1931, appena un anno prima della sua nascita. Arrigo in inglese si dice Harry, il nome del benefattore americano a cui dedicò il suo locale, il primo di una lunga serie (oggi nel mondo sono una trentina). La leggenda, piuttosto divertente, narra che mentre era ancora un semplice barman d'hotel al Europa & Britannia, Giuseppe prestò ad Harry 10.000 lire, un bel po' di soldini a quel tempo. Harry, che allora era un giovane studente, doveva rientrare negli USA, visto aveva problemi con l’alcol. Senz’altro restando a Venezia, con la qualità di cocktail e cicchetti, non ne sarebbe uscito. Due anni dopo, invece, Harry, ormai guarito, tornò a Venezia e aggiunse 30.000 lire alle 10.000 a quelle che doveva a Giuseppe, che con quel bel gruzzolo aprì il suo piccolo locale. Fin dall'inizio sia bar sia ristorante, l'Harry's Bar è da sempre ritrovo di intellettuali, imprenditori ed originali d'ogni tipo. Gassman ci veniva, sia quando era depresso sia quando era euforico, Onassis rompeva i piatti, Montale mangiava con le mani e Hemingway aveva il suo tavolo riservato. Giuseppe e suo figlio Arrigo, oggi 91 enne, di scelte decisamente forti ne hanno fatte un bel po': Giuseppe, nel 1938, affissé alla porta della cucina e non quella d'ingresso il cartello che vietava l'ingresso agli ebrei. Arrigo più recentemente ha dichiarato che gli chef sono troppo narcisi che Michelin è "guida dei copertoni". Tanta schiettezza non è comune, in un mondo di formalismi come quello della ristorazione deluxe. Perché Arrigo è senz’altro cittadino del mondo, ma è prima di tutto veneto. E ancora oggi lo si trova nel suo locale, a lavorare, come sempre. Nel 2022 è stato insignito del premio Leone del Veneto, assegnato dalla Regione, consegnato in una cerimonia alla Scuola Grande di San Rocco di Venezia, in quanto "miglior interprete non solo della bellezza e dell'armonia di Venezia, ma soprattutto dell'anima autentica di questa città e del nostro Veneto”.

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