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Robot intelligenti come... anemoni di mare

Al MaLGa, il Machine Learning Genoa Center dell'Università di Genova, fanno più o meno ciò che faceva Leonardo Da Vinci quando osservata il volo degli uccelli. Il genio di Vinci voleva 'rubare' loro ogni segreto e riproporlo con altri principi nelle sue macchine volanti. Gli ingegneri del MaLga, facendosi aiutare anche dall'intelligenza artificiale, vogliono imparare a navigare meglio imitando i movimenti sinuosi dei polpi, animali di grande intelligenza. Non è fumosa teoria, è solida realtà, già applicata da tempo, la tecnologia bioispirata. Un esempio di qualche decennio fa? Il velcro. George de Mestral lo inventò negli anni '40 del secolo scorso, dopo che un cardo alpino era rimasto incastrato nel pelo del suo cane durante una passeggiata in montagna. Oggi il velcro lo usiamo spesso, in capi tecnici e non solo, ed il brevetto di de Mestral è scaduto nel 1978. Ma il suo primo utilizzo è stato nello spazio: è stato infatti a lungo utilizzato dalla NASA per fissare oggetti nelle capsule spaziali. Perché la natura non solo perfetta e meravigliosa. Offre soluzioni che possiamo applicare ai problemi specifici. E' quel che provano a fare ogni giorno gli scienziati nell'ambito della ricerca pura e gli ingegneri nelle aziende. Veniamo al già citato polpo: usa l'olfatto per raggiungere il cibo e sfuggire ai predatori. Chissà che in qualche modo anche le navi ed robot acquatici del futuro non riescono ad utilizzare gli odori per navigare con più efficienza e sicurezza. Al MaLga i polpi, piante e mille altre animali sono studiati da ben 63 scienziati. In questo momento oggetto di studio è soprattutto l’ambiente marino, così pieno di pericoli e complesso. Ad esempio, venendo ad organismi molto meno complessi rispetto al polpo, come fanno gli anemoni di mare a decidere quando pungere? Non hanno un cervello così sviluppato, eppure il momento in cui azionare il loro pungiglione di solito lo scelgono con esattezza. Succede perché "Gli anemoni hanno cellule dedicate proprio a sparare pungiglioni per proteggersi o per cacciare le prede" , spiega Sofia Quaglia, che ha studiato la faccenda. "le decisioni su quando rilasciarli e dove mirare si basano sull'attività di canali ionici del calcio simili a quelli dei neuroni umani" . E quindi, se senz’altro noi umani quanto a QI, superiamo di molto gli anemoni di mare, quando si tratta di difendersi o attaccare, abbiamo molto da imparare da loro. Ad esempio, per ideare robot sempre più sofisticati che comunichino tra loro come fanno i branchi di pesci.


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